Stefano Invernizzi
Tra iperrealismo e surrealismo, il lavoro di Stefano Invernizzi si muove sul filo di una doppia essenza: l’inquietudine e la dolcezza, la bellezza e il declino. Pittore autodidatta con un passato da musicista e scultore, e una vita legata al mondo della nautica, Invernizzi fonde indissolubilmente arte ed esistenza.
Le sue opere sono narrazioni congelate in un tempo immobile, capaci di decontestualizzare soggetti e oggetti per sottrarli alla frenesia del mondo contemporaneo. Attraverso contrasti netti, simbolismi e l’uso concettuale del bianco, la sua è una pittura di idee e pensieri visibili: uno stile figurativo ma sovversivo, dove la poesia vince sulla tecnica e l’invisibile sul visibile. Un invito a sospendere la normalità e a riflettere.
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Olio, acrilico e carboncino su tela – 70x100 – 2020
Biografia
L’inquietudine e la dolcezza.
Il rumore della metropoli e il silenzio dei ricordi.
Il deserto e il mare.
Di una doppia essenza è composto il lavoro di Stefano Invernizzi, pittore autodidatta che si muove tra iperrealismo e surrealismo, tra ispirazione e tecnica.
Nei suoi quadri si riflette la doppia natura dell’uomo, fatta di bellezza e declino, sofferenza e riscatto, realtà e follia.
Nato nel 1983 e cresciuto in una piccola città, inizia ben presto a sentirsi stretto nella realtà di provincia e in una scuola che non gli permette di coltivare le sue passioni.
Così, conclusi gli studi non ancora maggiorenne, decide di dedicarsi completamente alla musica e di lavorare per realizzare il suo sogno, quello di calcare i palchi più importanti d’Italia.
I primi soldi guadagnati vengono investiti in questa direzione.
Scrive, suona, compone e, con il suo gruppo, Le Moire, arriva a pubblicare tre album in studio, l’ultimo dei quali raccoglie i favori della critica e apre le porte di diversi locali indie rock.
La musica, però, non è l’unica arte che lo accompagna: pittura e scultura lo appassionano altrettanto.
Dal 2010 al 2012 frequenta un corso di scultura all’Accademia di Belle Arti di Vercelli e inizia ad esporre i suoi primi dipinti.
Poi nel 2016 la scelta di dedicarsi solo alla pittura che’ anno dopo anno, sempre più prepotentemente, aveva invocato uno spazio tutto suo.
Creare è per Stefano un’esigenza narrativa, che nasce dalla necessità di liberare i pensieri e decifrare la vita.
E’ un’isola che protegge dai rumori assordanti del mondo.
L’arte e la vita si fondono nei suoi quadri.
Nelle tele si riflettono i suoi pensieri ed è li che ritroviamo molte delle cose che più lo caratterizzano: la passione per la musica e la fotografia, gli amici, il lavoro nel mondo della nautica. Non a caso ritorna spesso il mare.
A volte simbolo di libertà, altre volte di pericolo, marea che intrappola oppure onda che sospinge.
Perchè questo è il grande insegnamento che ha tratto lavorando a fianco di velisti che attraversano gli oceani: una nave implica costantemente la possibilità di un naufragio, così come il mare il pericolo di colare a picco.
Ma è proprio il rischio il prezzo della libertà.
Ogni sua opera è la rappresentazione congelata di una narrazione e racchiude in sé una storia personale.
Ma il viaggio in cui ci conduce si svolge in un tempo immobile.
Il tempo di questo mondo globalizzato, sincronizzato, caduto vittima di uno spietato imperativo del
giorno.
Un tempo che è dominato dagli oggetti, determinato dal presente in quanto prodotto.
Il bianco, che caratterizza lo sfondo della serie White Space, evoca uno spazio che ha perso i riferimenti, un campo sociale dove il sé è senza luogo e il luogo è senza sé.
Uno spazio locale generalizzato, un non luogo, in cui il soggetto si ritira, si indebolisce, si fa oggetto della scena.
E’ una pittura fatta di contrasti, capace di risvegliare lo spirito conducendolo a riflettere.
In un mondo sempre più uniformato, Stefano sceglie di sospendere l’orizzonte della normalità, di trasfigurare la realtà e decostruire gli stereotipi.
Soggetti e oggetti, decontestualizzati, escono dagli schemi logici, rifiutano le comuni leggi della percezione e sconfinano nel sogno.
Sottratti al mondo comune, uomini e oggetti acquisiscono una forza non naturale, una capacità di deviazione tipica del pensiero.
Siamo di fronte a un pittore di idee, di pensieri visibili e concetti filosofici.
La sua poetica trae ispirazione dal mondo dell’arte, della letteratura e dall’osservazione del quotidiano.
Il suo stile è figurativo e contemporaneamente sovversivo, simbolico.
E’ la poesia che vince sulla tecnica, il pensiero sul dogmatismo, l’invisibile sul visibile.
“Chi volesse riassumere in una parola la principale caratteristica dell’arte moderna, la troverebbe perfettamente nella parola sogno. L’arte moderna è arte di sogno”
Fernando Pessoa